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Dott. Fabrizio De Gasperis presidente A.M.I.K.
Associazione Medica Kousmine Italiana

“Il riso abbonda sulla bocca degli stoltimai un proverbio popolare ha trovato una così secca smentita grazie alle scoperte delle moderne neuroscienze, che hanno al contrario nobilitato il vecchio adagioil riso fa buon sangue“.

L'entrata in scena di Patch è stata elettrizzante, l'applauso prolungatissimo che è seguito sembrava una marea irrefrenabile che si alimentava della gioia di tutti i presenti.
Avendo studiato qualcosa sulla comunicazione non verbale, non ho perso un solo gesto della sua mimica facciale e corporea ed ho goduto un piacere che non provavo da tempo: ascoltare una persona che parla sinceramente perchè convinta nell'animo di ciò che dice e fa. Averlo provato, seduto a pochi metri da lui, mi ha fatto tornare indietro negli anni, quando, giovane studente, frequentavo il reparto di medicina come tirocinante. Un periodo bellissimo che ho volutamente allungato oltre il tempo richiesto dall’università, che era di sei mesi, portandolo a cinque anni. Ed ho imparato a conoscere la sofferenza di un tuo simile, la disperazione, l’attesa della morte come estrema liberazione dal dolore.

Un giorno, durante una visita quotidiana, ultimo nel codazzo del medici che seguivano il Primario, entrammo nella camera 521 e come sempre il paziente veniva chiamato per numero e apostrofato con il “ tu “, quasi come se il camice bianco fosse il paramento sacro che faceva da spartiacque tra due caste: i Medici ed il resto dell’Umanità. Timidamente ma con la risolutezza e l’incoscienza della gioventù mi azzardai a chiedere “ Perché non chiamiamo il paziente per nome e non con un numero? “. Un attimo di gelo sottolineò gli sguardi dei Sommi Sacerdoti dell’arte medica ed il Primario si girò verso di me tenendo la sigaretta all’angolo delle labbra (!!!) e guardandomi come un alieno mi liquidò con un “ E’ del tutto ininfluente “…

Fortunatamente quelle parole non hanno trovato un terreno fertile e da onesto artigiano della Medicina mi sono sempre dedicato all’Uomo oltre che al paziente. Sia come volontario nelle favelas di Rio de Janeiro o nell’Africa sub sahariana, sia nel mio studio professionale che considero ancora oggi la mia prima casa. Casa a 360° dove con i miei pazienti parlo per ore, in uno scorrere continuo di emozioni positive e negative, cercando con un sorriso o raccontando una barzelletta di allentare la tensione, l’ansia ed il timore del dolore.
Un evento bellissimo mi torna alla mente quando, anni fa, ad un corso Kousmine organizzato da " Cibo e Salute " a Tonezza (VI), eravamo presenti come medici il Dott. Fiore ed io. La nostra affinità per certi argomenti ci fece pensare all'unisono che durante il mio intervento sulla tossicità dei metalli pesanti e per di più dopo cena, avremmo dovuto intercalare le nozioni con battute e gag comiche per poter avere la massima attenzione del pubblico.
Battuta dopo battuta, si creò un'atmosfera divertente e piacevole, tant'è che riuscii a stento a finire il mio intervento per le 23: ormai nessuno aveva intenzione di andare a dormire. La serata si prolungò per altre due ore, in quanto il gruppo dei presenti si auto alimentava nel cercare battute e barzellette.
Io e il mio amico ci sorprese il fatto nel vedere una ragazza, che già notammo durante il giorno, affetta da un forma estremamente avanzata di sclerosi progressiva e che camminava a stento con l'aiuto dei due genitori e non riusciva a salire le scale da sola, alzarsi dalla sedia per abbracciarmi con gli occhi ancora bagnati di lacrime dal gran ridere per una volta senza pensieri... Si voltò e chiese ai genitori di accompagnarla e salì la scala con passo incerto ma in totale autonomia, sotto lo sguardo sbigottito di Lucia e Gianni, i genitori, che non si capacitavano di ciò che stava accadendo davanti ai loro occhi... L'effetto durò sino a mezzogiorno del giorno seguente ed il Dott. Fiore ed io restammo stupiti quanto loro di quanto successo. Ancora oggi ad anni di distanza ci sentiamo per telefono ed è un piacere che non conosce compenso economico.

L’aver preceduto di qualche anno la famosa battuta di Robin Williams nel film su Patch Adams mi da ancora oggi la forza e la convinzione che l’Amore che si dedica a chi ci sta intorno sia l’arma vincente nel tanto discusso rapporto medico/paziente. E l’investimento migliore per credere ogni giorno in questo meraviglioso lavoro è fare il Medico e non il semplice laureato in medicina e chirurgia.

Dott. Fabrizio De Gasperis

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